Mobilità su due ruote. Ad Ischia è reato!

L’ultima iniziativa del Comandante della Polizia Municipale di Barano d’Ischia mette la pietra tombale, se qualche sprovveduto non se ne fosse definitivamente reso conto, su come venga amministrata la cosa pubblica ischitana e su come vengano scelti i funzionari che traducono in fatti le iniziative politiche.

Ultima iniziativa in senso estremamente ampio.

Ultima in ordine temporale, in questo caso potrebbe anche essere la prima visto che io non ne ricordo altre;

Ultima come infima nel caso si volessero trovare aspetti migliorativi della qualità della nostra vita;

Ultima come squalificante per un paese che vorrebbe avere una vocazione turistica.

E’ chiaro che non tutti i lettori sono tenuti a sapere di cosa si stia parlando, malgrado la figura in questione e con essa l’amministrazione comunale che la ha nominata a “sua immagine”, ricopra una carica fondamentale nell’ambito comunale.

Notato per la il fragore della assenza il Comandante sente il bisogno di scrivere una nota al Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture:

«Gli attuali velocipedi/biciclette a pedalata assistita – scrive il Comandante dei Vigili Urbani di Barano – hanno assunto la funzionalità di un vero e proprio ciclomotore, con gravi rischi e pericoli, sia per i conducenti che per terzi, a parere del sottoscritto. Si rende urgente ed indifferibile – pone l’accento Di Meglio – apportare modifiche all’art.50 cds, munendo i detti velocipedi di targa e assicurazione, nonché casco e CIG, vietandone l’uso ai minori di anni 14»

Ora appare quantomeno bizzarro che un Comandante il cui Comune non ha provveduto ad investire un centesimo nel trasporto elettrico, non un centesimo in piste ciclabili, abbia quale suo principale obiettivo quello di far gravare sui bilanci familiari una ulteriore assicurazione ed un ulteriore obbligo quale il casco.

Si fregano le mani le compagnie assicurative e le industrie che possono aggiungere un ulteriore business sempre a discapito degli ultimi.

E tutto in controtendenze mondiale!

Sulla differenza tra bici elettrica e pedalata assistita vi è una grossa distinzione da fare, e sicuramente le aziende produttrici in futuro dovranno rendere meno potenti le prime.

Ma non è questo l’oggetto del contendere sebbene non sia una questione da sottovalutare.

Si fa un gran parlare di ecologia, di impatto ambientale devastante dovuto ai gas di scarico delle auto eppure il problema sono le bici con pedalata assistita.

Le obiezioni che da qualche parte si leggono riguardanti la sicurezza stradale che verrebbe meno sono risibili. I premi assicurativi hanno, tra i vari parametri per la determinazione, anche la base statistica degli incidenti.

Ebbene, la triste cronaca ischitana da sempre e di questi giorni continua a parlare di incidenti causati dall’imprudenza al volante o alla guida di moto e scooter, ma di problemi legati alle bici, anche quella con pedalata assistita, nulla. Immagino la levata di scudi casomai dovesse esserci qualche minimo problema visto quello che siamo costretti a leggere in questi giorni.

Ed il Comandante di un Comune dove la possibilità di farsi un bagno in spiaggia è legata, da più di venti anni, alla fortuna di trovare la giornata  e l’ora giusta in cui non è stato sversato di tutto in mare, va a preoccuparsi, con una interrogazione ministeriale, delle bici elettriche.

Una economia che dovrebbe vivere di ambiente ed accoglienza non si preoccupa del trasporto pubblico e si preoccupa dell’unico mezzo ad emissioni zero.

Purtroppo il terreno fertile della maleducazione di cui siamo pregni noi isolani fa si che il consenso verso questa follia possa essere diffusamente riscontrato sui social.

Però sappiamo dire “che bello” quando andiamo in Olanda, in Germania, in Scandinavia nel vedere le bici oramai quasi più numerose delle auto, vedi Amsterdam, e godere di aria pulita, di rumori minimi e di qualità della vita enormemente migliorata.

Segnalo che nel nord Italia dopo i piccoli centri, come Massarosa in Toscana, anche comuni più grandi come Cesena e Cesenatico, incentivano la nuova mobilità a due ruote pagando 25 centesimi a chilometro i lavoratori che si recano sul posto di lavoro in bici.

E non solo i comuni. Ci sono anche le aziende, sulla scia di quanto sta avvenendo in diverse parti del mondo, che vanno nella direzione del premio a chi va a lavoro in bici.

In Nuova Zelanda, l’agenzia di pubblicità “Make Collective” ha lanciato una campagna molto concreta per i propri dipendenti. Cinque dollari al giorno a chi rinuncia alla macchina per raggiungere il posto di lavoro, diventano il doppio, 10 dollari, se il nuovo stile di vita viene confermato per almeno sei mesi.

Anche il dispositivo, per me assurdo pur non arrivando alla pazzia della interrogazione ministeriale, che il Comune di Ischia ha preso in ordine al divieto delle bici assistite di entrare nelle ZTL va nella direzione opposta alla mobilità, segnatamente dei lavoratori che volessero recarsi al lavoro non in auto o scooter.

E torniamo in questo tristissimo mondo isolano al quale ci siamo consegnati anima e corpo e che risponde alla incapacità delle nostre amministrazioni e dei loro “dis-funzionari”.

Spero ci si renda conto in quale ulteriore beffa ed ulteriore follia, incompetenti, miopi ed insensibili amministratori vogliano farci precipitare. 

Sempre indietro e sempre lontani da dallo sviluppo, dalla civiltà e dalla sostenibilità.