{"id":1294,"date":"2020-11-27T16:16:47","date_gmt":"2020-11-27T15:16:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.leonardosasso.it\/?p=1294"},"modified":"2020-11-27T16:16:49","modified_gmt":"2020-11-27T15:16:49","slug":"addio-a-diego-e-addio-a-maradona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.leonardosasso.it\/?p=1294","title":{"rendered":"Addio a Diego e addio a Maradona"},"content":{"rendered":"<div class='booster-block booster-read-block'>\n                <div class=\"twp-read-time\">\n                \t<i class=\"booster-icon twp-clock\"><\/i> <span>Read Time:<\/span>7 Minute, 28 Second                <\/div>\n\n            <\/div>\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><span><i class=\"fas fa-arrow-right\"><\/i><\/span> <em><strong>LA NACION  &#8211; Jorge Valdano<\/strong><\/em>  <\/h2>\n\n\n\n<p>Chi si raggrinzisce la faccia pensando all&#8217;ultimo Maradona, con difficolt\u00e0 a camminare, problemi a vocalizzare, ad abbracciare Maduro e a fare della propria vita ci\u00f2 che voleva, far\u00e0 bene ad abbandonare questo addio che abbraccer\u00e0 il genio e assolver\u00e0 l&#8217;uomo. Non troverete un solo rimprovero perch\u00e9 il calciatore non aveva colpe e l&#8217;uomo era una vittima. Di chi? Da me o da te, per esempio, che sicuramente a un certo punto l&#8217;ha lodato senza piet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di perverso in una vita che realizza tutti i tuoi sogni e Diego ha sofferto come nessun altro per la generosit\u00e0 del suo destino. \u00c8 stato il fatale viaggio dalla sua condizione umana a quella di un mito che lo ha diviso in due: da un lato, Diego; dall&#8217;altro, Maradona. Fernando Signorini, il suo allenatore fisico, un ragazzo sensibile e intelligente e forse l&#8217;uomo che lo conosceva meglio, diceva: &#8220;Con Diego andrei alla fine del mondo, ma con Maradona, nemmeno all&#8217;angolo&#8221;. Diego era solo un altro prodotto dell&#8217;umile quartiere in cui era nato. Maradona \u00e8 stato superato da una fama precoce. Quella glorificazione port\u00f2 a una catena di conseguenze, la peggiore delle quali fu l&#8217;inevitabile tentazione di salire ogni giorno all&#8217;apice della sua leggenda. In una personalit\u00e0 che crea dipendenza come la sua, che era mortale per necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il calcio \u00e8 universale, lo \u00e8 anche Maradona, perch\u00e9 Maradona e il calcio sono gi\u00e0 sinonimi. Ma allo stesso tempo era inequivocabilmente argentino, il che spiega il potere sentimentale che ha sempre avuto nel nostro Paese e che lo ha reso impunito. Un uomo che, per il suo genio, non ha avuto limiti fin dall&#8217;adolescenza e che, per le sue origini, \u00e8 cresciuto con orgoglio di classe. Per questo motivo, e anche per la sua forza rappresentativa, con Maradona i poveri hanno battuto i ricchi, cosicch\u00e9 le adesioni incondizionate che aveva laggi\u00f9 erano proporzionali alla diffidenza che quelli di sopra avevano nei suoi confronti. I ricchi odiano perdere. Ma anche i suoi peggiori nemici hanno dovuto togliersi il cappello di fronte al suo enorme talento calcistico. Non c&#8217;era scelta.<\/p>\n\n\n\n<p>A poco pi\u00f9 di 15 anni, ha iniziato a competere per il dio del calcio. Lo ha fatto, inoltre, in un Paese che lo ha accolto come un messia sentimentale, perch\u00e9 il calcio, in Argentina, \u00e8 un gioco che viene in mente solo dopo essere passato attraverso il cuore. Il fascino per l&#8217;arte di quartiere che Diego portava negli stadi trascendeva i tifosi. Non importava quale camicia indossasse, era un genio, era argentino e questo bastava per renderlo orgoglioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 \u00e8 stato il suo lavoro a renderlo grande, e non la sua vita, cominciamo da l\u00ec. C&#8217;\u00e8 una prima immagine di Diego che domina la palla in un ambiente umile, concentrato come un burocrate e felice come un bambino che arma e disarma la palla, il giocattolo della sua vita. Prima la mano sinistra e poi la testa, non lasciandola cadere in quella che sembra una dolce discussione con quel pallone che \u00e8 ancora ribelle. Lei sta per scappare, ma Diego non glielo permette, la sottomette, come se la domasse pi\u00f9 che dominarla. Ha poco pi\u00f9 di dieci anni e gi\u00e0 punta al virtuosismo, anche se la palla e Diego si stanno ancora conoscendo.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;idillio del domatore di palla \u00e8 cresciuto nel tempo fino al punto in cui guardare Diego maneggiare la palla \u00e8 stato uno spettacolo a s\u00e9 stante. Quando si allenava, e tanto per fare un esempio, lo lanciava in cielo con un effetto che solo lui capiva, e mentre la palla viaggiava, Diego si allenava come se non ricordasse cosa aveva lasciato appeso per aria. Ma quando la palla, gi\u00e0 caduta, raggiungeva la sua altezza, la guardava di nuovo, fingendo di essere sorpreso, per restituirla al cielo con un altro effetto e dimenticarsene per un altro po&#8217;. Conosceva esattamente l&#8217;ora e il luogo della riunione. Il resto \u00e8 dovuto alla sua precisione millimetrica. Il suo repertorio infinito era complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo a Berlino in attesa di una partita con l&#8217;Argentina e Bilardo insisteva sulla necessit\u00e0 di affinare la sua tecnica e, poich\u00e9 le ossessioni non mancano mai, ripeteva all&#8217;infinito che un giocatore argentino doveva vivere con la palla ai suoi piedi: &#8220;Mattina, pomeriggio e notte, sempre con la palla. Giorni che ripetono la stessa cosa. Cos\u00ec, all&#8217;ora di pranzo Diego lasci\u00f2 la sua stanza dominando un pallone, prese un ascensore dove continu\u00f2 a giocare, arriv\u00f2 alla sala da pranzo, si sedette e il pallone continu\u00f2 a cadere mentre beccava il pane. Bilardo \u00e8 entrato, l&#8217;ha visto e con un sorriso da orecchio a orecchio si \u00e8 riempito di ragione: &#8220;Vedi? Ecco perch\u00e9 \u00e8 Maradona&#8221;. Questo episodio, che ho sempre evocato con un sorriso, oggi si presenta avvolto da un&#8217;inevitabile tristezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il virtuosismo che ha raggiunto con la palla, e che tutti ammiriamo, lo ha poi portato alla concezione del gioco fino a fare della perfezione un&#8217;abitudine. Con quello sguardo periferico da gufo, con la nobile eleganza di un mago per ingannare e la potenza di un quattro per quattro per fuggire, con passi impeccabili da associare, con colpi letali e con una personalit\u00e0 napoleonica per affrontare le grandi battaglie\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>In nessun luogo era pi\u00f9 felice che in campo. L\u00ec ha avuto un appuntamento con il suo amore, il pallone, ma anche una spettacolare padronanza della scena, come se non si sentisse parte di una squadra, ma unico. Come un rocker che fa impazzire la folla, piuttosto che un calciatore. La sicurezza che aveva con la palla e la superiorit\u00e0 abusiva del suo gioco la incorporavano nella sua mentalit\u00e0 fino al giorno fatidico in cui il personaggio superava la persona. Era diverso, si sentiva diverso e si comportava in modo diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un solista<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un certo punto della precedente riflessione mi sono sfuggiti due concetti che, male interpretati, sono offensivi e dovrebbero essere chiariti. La prima, quando ho detto che ero pi\u00f9 un cantante che un calciatore. Ho scritto l&#8217;immagine per esaltare il solista, ma mai per sminuire il calciatore. \u00c8 andato a morire con l&#8217;anima di un giocatore di calcio. La seconda precisazione riguarda la sua condizione di &#8220;solista&#8221;. Si \u00e8 distinto dalla squadra con una brillantezza incomparabile, ma non solo si \u00e8 sentito parte della squadra, ma \u00e8 stato anche molto generoso con i suoi compagni. La felicit\u00e0 che provava all&#8217;interno di un campo lo rendeva solidale, coraggioso, abile fino all&#8217;esibizionismo e competitivo come un affamato. Per questo motivo, sono convinto che, solo per aver gloriosamente calpestato quei 100 metri per 70, la vita sia valsa la pena per lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 questo ricordo vuole anche richiamare l&#8217;attenzione sulla vita esagerata di Diego, dobbiamo andare a Napoli, dove in otto anni intensi come un secolo il suo calcio ha raggiunto vette sconosciute al club e gloriose per se stesso, ma dove la sua vita \u00e8 deragliata. Gioia e dolore, luce e buio, la vetta pi\u00f9 alta e la fossa pi\u00f9 profonda. La salute, che era il calcio, e la malattia che gli ha dato la vita. Nessuno, per quanto ne so, ha fatto un viaggio cos\u00ec lungo e tortuoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle due estremit\u00e0 (del campo e della vita) viveva un superuomo. In campo perch\u00e9, circondato da giocatori normali, era pi\u00f9 forte degli arbitri, della potenza del nord, del super Milan di Sacchi e della povera storia di Napoli. Era lui contro il mondo. E ha vinto. Nella Coppa del Mondo dell&#8217;86, dove ha giocato in stato di grazia, il suo genio ha raggiunto l&#8217;apice il giorno in cui ha battuto l&#8217;Inghilterra. Come Omero fece con il suo Ulisse, \u00e8 meglio non fare descrizioni esteriori e riservare a Diego le stesse qualificazioni dell&#8217;eroe dell&#8217;Odissea: &#8220;astuto&#8221;,  &#8220;preciso&#8221;, &#8220;pieno di trucchi&#8221;. Il calcio di Diego era fatto di bellezza, creativit\u00e0, orgoglio, virilit\u00e0, e quel pomeriggio contro l&#8217;Inghilterra, di argentinit\u00e0 al palo, con proporzioni simili di vivacit\u00e0 e abilit\u00e0. Diego ha segnato un gol stratosferico e uno difficile. Ecco il miglior esempio di quella frase che abbiamo usato in occasioni meno opportune di questa: era al di sopra del bene e del male.<\/p>\n\n\n\n<p>Un superuomo ha vissuto anche nella vita perch\u00e9, sebbene Ges\u00f9 Cristo sia risorto il terzo giorno, il che non \u00e8 facile, Maradona \u00e8 risorto almeno tre volte, il che non \u00e8 facile. Era forte fisicamente quanto grande era il suo genio del calcio. In realt\u00e0, tutti i suoi eccessi sono stati un attacco allo sport eppure non sono riusciti ad appannare il suo enorme talento, anche se a volte ha giocato in condizioni allarmanti.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 spazio per l&#8217;ammirazione e il dolore in diversi tipi di emozioni. Oggi anche il pallone, il giocattolo pi\u00f9 comune che esista, si sentir\u00e0 pi\u00f9 solo e grider\u00e0 sconsolato al suo proprietario. Tutti noi che amiamo il calcio autentico piangeremo con esso a Maradona. E quelli di noi che lo conoscevano piangeranno ancora di pi\u00f9 per quel Diego che, negli ultimi tempi, era quasi scomparso sotto il peso della sua leggenda e della sua vita esagerata. Addio, grande Capitano.<\/p>\n        <div class=\"booster-block booster-reactions-block\">\n            <div class=\"twp-reactions-icons\">\n                \n                <div class=\"twp-reacts-wrap\">\n                    <a react-data=\"be-react-1\" post-id=\"1294\" class=\"be-face-icons un-reacted\" href=\"javascript:void(0)\">\n                        <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.leonardosasso.it\/wp-content\/plugins\/booster-extension\/\/assets\/icon\/happy.svg\" alt=\"Happy\">\n                    <\/a>\n                    <div class=\"twp-reaction-title\">\n                        Happy                    <\/div>\n                    <div class=\"twp-count-percent\">\n                                                    <span style=\"display: none;\" class=\"twp-react-count\">0<\/span>\n                        \n                                                <span class=\"twp-react-percent\"><span>0<\/span> %<\/span>\n                                        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