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L’Ischia è più una squadra di calcio.

E’ un simbolo.

E’ una magia dietro la quale, da 90 anni circa,  corre un’isola intera.

E’ un pallone dietro il quale con la casacca Gialloblè ogni ragazzino ischitano ha sognato di correre, prima ancora di sognare la serie A o la Coppa dei Campioni.

E’ una bandiera che fin dalla sua nascita ha cercato di farci uscire dal nostro, comunque bello, isolamento.

Figure leggendarie hanno popolato la nostra Storia, figure che con passione e disinteresse hanno issato un vessillo che non si è ammainato nemmeno negli anni più bui e tristi quando più e più volte si è rischiato di scomparire grazie ad avventurieri che hanno profittato di questi colori.

Oggi si vivono di nuovo sogni di grandezza, ma quella maglia non può dimenticare da dove veniamo.

Dal Prof. Biagio Buonocore, primo presidente dell’Ischia.

Da Filippo Ferrandino, “cap è fierr”,  glorioso e mai abbastanza celebrato fondatore ed anima del sogno di tutti noi.

Da Ciro Barile, “cir e crucchett”, signore tanto nella vita come in campo, probabilmente il più grande calciatore ischitano di tutti i tempi.

Da Salvatore Di Meglio, “u patanaro”, il più prolifero realizzatore del club e grandissimo centravanti degli anni sessanta.

Da Leopoldo “e cimmin”, storico e folcloristico capo tifoso di un tempo ahimè passato che, bambino, ricordo in testa al corteo dei festeggiamenti dopo la promozione in D  nel mitico spareggio con l’Angri.

Da Enrico Scotti, sicuramente il più grande dirigente sportivo isolano, tanto amato quanto contestato come tutti i migliori figli della nostra comunità

Dalla bellissima squadra che con pochi mezzi e composta quasi interamente da ragazzi ischitani sfiorò l’impresa della promozione in C a partire da De Angelis “u ricciulillo”  a Scaglione, da Spignese a Lauro, dal prof. Peppino Abbandonato geometra del centrocampo al fratello Lillino. Cosi come coloro che in quella squadra non erano ischitani ma che lo divennero nel cuore come Tonon, Giametta, Cosa, Cosimi, Porzia, Cannavacciuolo.

Da Ciruzzo Sorrentino mio idolo da ragazzo.

Dai ” Taratà”  padre e soprattutto figlio mio fraterno amico e compagno di scuola la cui carriera è stata inversamente proporzionale al suo straordinario talento.

Dalla scuola dei lacchesi, “Billone” Monti, “Carosello” Migliaccio, Abramo de Siano, Gianni ed Enzo Patalano.

L’Ischia è quella febbre che ci fa lasciare il coniglio all’ischitana ogni domenica nel piatto per farci correre prima sulle vecchie, scalcagnate e gloriosissime  tribune del Rispoli ed oggi su quelle confortevoli e belle del Mazzella.

L’Ischia è… l’ISCHIA!!!

La si critica come nessuna squadra al mondo, la si ama come nessun’altra.

Siamo ischitani, sono ischitano, anche in questo!

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