Sab. Dic 5th, 2020

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Ischia nel tempo del #Coronavirus

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L’ordinanza con la quale si vietava lo sbarco ad Ischia di turisti lombardi e veneti ha avuto, come quasi sempre quel che capita a noi ischitani, l’effetto boomerang.

E la cosa non è casuale né inaspettata. Come avevo avuto modo di dire, nel mio piccolo, pubblicamente qualsiasi decisione fosse stata presa in questa fase rischiava di essere sbagliata.

Essere tuttologi è tipico dei tempi che viviamo e mi è chiaro che decidere velocemente, in materia di sanità e di economia, per una comunità con numeri importanti, come la nostra, non è affatto semplice.

E’ passata una settimana dall’allarme corona virus. Un allarme che ha cacciato l’Italia nei guai come forse mai nel dopoguerra.

Ischia non si è voluta sottrarre a tutto questo. E se l’Italia nel mondo oggi appare come una nazione di appestati, Ischia, nell’Italia appestata, appare come una  località inospitale.

Il massimo per chi, come noi, viviamo di ospitalità.

E ciliegina sulla torta, sulla scorta del “dagli all’untore”, una nostra simpatica concittadina ha pensato bene di mandarci su tutti i TG ed i talk show nazionali a fare la figura di beceri meridionali con una sguaiata chiazzata che ci fa vergognare come esseri umani, come ischitani e come operatori del settore. Senza contare come nell’ immaginario collettivo ci vuol ben poco ad associarci all’ idea del meridione incivile, ignorante e retrogrado.

Chapeau!

La considerazione però da farsi gravissima, per noi ischitani, è che la misura poteva essere anche giusta, sia  per le ricadute sugli operatori del settore che, presi dal panico nazionale dovevano relazionarsi con la clientela, e sia per eventuali ricadute sanitarie nel caso avessimo avuto un contagio sull’ isola.

Resta però gravissima ed ingiustificabile la “leggerezza mediatica“ con la quale si prendono provvedimenti tanto importanti che, colpa ancor più grave, non sono nemmeno concertati con le autorità competenti.

Tant’è che sono state annullate. Al danno la beffa.

Turisti arrivati, giustificata impreparazione nelle strutture ospitanti e immagine di Ischia compromessa.

En plein!

La nostra isola oggi, ancora una volta, balza agli onori della cronaca nazionale per un aspetto negativo. E se la cosa continua a ripetersi tanto frequentemente credo che la gravissima colpa debba essere ascritta alle incapaci amministrazioni che ci “amministrano”.

Dal terremoto che ci ha visti essere, non vittime, ma colpevoli dell’abusivismo, al Decreto Genova  nel quale siamo passati per essere coloro che approfittavano del condono, al divieto di sbarco per il corona virus che, mal gestito come comunicazione, si fa scempio del nostro comparto turistico.

Inutile dire che più e più volte ho auspicato, sia pubblicamente che privatamente, la necessità di realizzare un grande ufficio stampa e comunicazione che sovraintendesse tutte le municipalità e che desse di noi l’immagine che dovremmo dare per avere la visibilità e la credibilità che altre località, anche vicine a noi, hanno.

Niente. Lettera morta.

Mica si è saputo che martedì Sorrento ha rifiutato un gruppo di 50 persone perché provenienti dal nord, ma non dalle zone rosse di Lombardia e Veneto, e che le stesse sono state riprotette ad Ischia? Evidentemente a Sorrento sanno gestire la contingenza attraverso canali costruiti seriamente nel tempo.

Ed invece la nota conduttrice televisiva Signora Rita Dalla Chiesa oggi twitta:

Ma la signora di #Ischia???? Amici del Nord ci sono tanti di quei posti belli in #Italia che possiamo vivere anche se non andiamo a #Ischia. Ricordiamocelo soprattutto per le vacanze estive… Anche se non è giusto che per colpa di una fuori di testa paghino anche gli altri.

Milano, Venezia stanno mandando in onda video in cui si ricorda l’ospitalità e la laboriosità, condivisibile peraltro, delle loro città.

Qui dopo lo scempio comunicativo tra amministrazione e associazioni di categoria non siamo stati in grado nemmeno di fare un comunicato stampa congiunto.

E se sono più che ammirevoli le iniziative di singole strutture alberghiere che tentano di porre un argine al discredito nel quale siamo piombati, le stesse iniziative fatte in maniera non unitaria e sconnesse tra loro hanno quasi il sapore della tenerezza oltre che l’impressione di essere meno di una goccia nell’ oceano di melma che si sta riversando su di noi.

Eppure se solo una parte di tassa di soggiorno in questi anni, anziché nelle sagre della melanzana per far contenta qualche contrada, fosse stata messa insieme da tutte le municipalità e si fosse iniziata una collaborazione con aziende di strategie comunicative, possibilmente non isolane, ma incaricate sulla base della competenza e non del favore politico, molto probabilmente saremmo stati in grado di far fronte di volta in volta alle emergenze, come quella attuale, e veicolare il nome di Ischia.

Nome oramai visibile solo attraverso connotazioni negative.

Il rammarico è sapere che questo è uno sfogo personale, come altri in passato, che non sarà mai propedeutico ad un cambio di rotta.

Ma è quello che ci meritiamo.

Del resto a quale ischitano, fatte salve le incommentabili banalità ed idiozie che si leggono anche in queste ore sui social, ha mai fregato nulla di pretendere questo tipo di servizio da chi ci governa. 

Basta continuare a dire che a Capri, a Sorrento “sann fa u turism, invece gli albergatori ischitani nun sann fa nient”.

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