Stagione Turistica 2010

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La stagione turistica è appena terminata ed è il tempo dei primi bilanci. Dopo un avvio oltremodo stentato, durante il quale mai come quest’anno si è temuto il tracollo, la nostra vecchia Ischia, pur tenendo conto delle sue difficoltà, ha risposto presente. Lo ha fatto Lei da sola, attraverso la sua ineguagliabile bellezza, risollevando noi isolani ancora una volta da guai peggiori. Non so fino a quando questo sarà possibile. La mia considerazione prende spunto da un interessantissimo articolo pubblicato in luglio da Sara Ficocelli su Repubblica. L’articolo analizza i dati pubblicati da Trivago che ha monitorato richieste e prenotazioni fatte da maggio a luglio attraverso le richieste di nove milioni di utenti unici. L’Italia nel suo complesso viene abbondantemente doppiata dalla Spagna che presenta sei località nei primi dieci posti. Trivago ha la sede principale in Germania ed altre venti sparse per il mondo, dal che si deduce come il pubblico tedesco sia quello di riferimento, ed è quello che purtroppo ha abbandonato di fatto Ischia determinando l’attuale momento di incertezza. A scorrere i dati però si scopre qualcosa di estremamente interessante e di buon auspicio per il futuro dell’isola verde. Ischia infatti sbaraglia il campo in Italia piazzandosi prima per richieste e prenotazioni su tutte le isole italiane comprendendo tra esse anche Sardegna e Sicilia che sono regioni intere. Ampiamente distanziate tutte le altre compresa Capri. Per gli italiani Ischia resta la migliore località nostrana per trascorrere le vacanze. Il problema è quindi ancora una volta la perdita di competitività sul mercato tedesco. Dai nostri dati, prendendo in considerazione i principali Tour-operators tedeschi operanti su Ischia per gli anni che vanno dal 2003 al 2010 il trend segna una perdita netta di presenze dalla Germania del 59,29%. Dunque le considerazioni sono molteplici e non tutte negative per Ischia se si saprà quanto prima porre rimedio alle disfunzioni che caratterizzano il “sistema” Ischia e più in generale, come si vede dall’analisi di Trivago il “sistema” Italia e che se da un lato vengono in buona parte tollerate dalla clientela italiana non vengono più sopportate da quella tedesca che resta, inutile fare voli pindarici, la nostra di riferimento sui mercati stranieri. Vale la pena, a mio modo di vedere, ricapitolarne qualcuna. Il sistema dei trasporti oramai collassati ed esageratamente esosi sia per i turisti privati sia per quelli delle Agenzie. Queste ultime si sobbarcano costi di trasporto non più esigibili dalla clientela. Costi che rasentano la comicità se raffrontati con quelli del trasporto aereo. Qui si apre, tra le altre cose, la vera voragine causata dalla mancanza della Politica con P maiuscola. In questi anni l’esplosione del fenomeno del trasporto aereo Low Cost ha determinato in pratica la fine, almeno su Napoli, dei Charter. La caduta della domanda e l’impossibilità di reggere la concorrenza con le compagnie Low Cost hanno causato l’abbandono dei collegamenti da alcune città tedesche su Napoli. Un esempio tra gli altri Düsseldorf tenuto poi parzialmente in piedi solo dalla “follia imprenditoriale” di Franco Di Costanzo con la sua Ischiatourist. Ebbene non un politico, se così possono essere etichettati coloro che ci governano a diversi livelli e a diverse competenze, ha pensato bene che, piuttosto che andare a mostrare la fascia tricolore ai banchetti fieristici, quando le dinamiche dei flussi turistici sono già state determinate, avrebbe dovuto alzare il proprio sedere dallo scanno e, senza le luci dei riflettori, andare già in autunno dalle compagnie aeree incentivando i collegamenti su Napoli da tutte le località lasciate. La Regione Sicilia che, quanto ad organizzazione e lungimiranza, non mi pare esattamente la Svizzera, di fronte a questa problematica, ha contattato i grandi Tour Operators tedeschi ripianando tutte le eventuali perdite che queste avessero avuto sui voli, anche su quelli invernali, pur di non far abbandonare nessuna località. Qui il buio. Si sono sprecati fondi giganteschi nelle varie “Regine delle isole”, senza una strategia concordata e suggerita da coloro che da 50 anni nel bene e nel male sono nella trincea del turismo organizzato. A questo aggiungiamo che il brand Ischia nell’ultimo decennio si è letteralmente dissolto nell’immaginario teutonico tanto che ora quando si parla di Ischia bisogna spiegare alle nuove generazioni dove si trova questa isola mediterranea. Incredibile se solo si pensa che ancora nel decennio scorso la Tui faceva un catalogo per l’Italia ed un altro per Ischia. Ma nel frattempo l’egoistica miopia isolana faceva sì che nemmeno un centesimo di quel che si mieteva negli alberghi e nelle attività ad essi collegati fosse riallocato in campagne pubblicitarie serie, continuative e mirate. Né tantomeno Regione e Provincia pensassero cosa fare per mantenere i livelli raggiunti. Dopo questo resta ancora insoluto il problema del traffico divenuto oramai ingestibile, il sistema della depurazione delle acque, annoso problema la cui soluzione non è più procrastinabile, il recupero degli arenili. Basta poco che ce vò… Il grande e meritorio recupero che Ischia ha avuto sul mercato italiano non è riuscito a compensare del tutto la perdita di quello tedesco che ci allungava la stagione, che ci faceva essere più sereni nell’attesa dei mesi caldi mentre oggi, presi dalla fibrillazione del telefono che a maggio, con gli alberghi mezzi vuoti, squilla poco o niente, ci fa abbassare drasticamente i prezzi con largo anticipo. Credo che se metteremo a frutto le sofferenze di questi anni adeguando strutture, territorio e relativa immagine si potrà tornare nel giro di qualche annata ai numeri del passato. Le analisi di Trivago ce lo dicono Ischia è la prima meta turistica italiana, se ne è accorto in estate anche Emilio Fede dedicandoci in tre serate diverse tre servizi al Tg4 senza citare Capri, ed è tutto dire. E se se ne è accorto Fede non possiamo far finta di niente ma rimboccarci le maniche e lavorare seriamente. La palla del match è ancora tra le mani di noi ischitani sia per quel che concerne i nostri comportamenti privati sia nella scelta di coloro che devono rappresentarci e tutelare, incrementandola, la nostra economia. Abbiamo una pepita d’oro che non lucidiamo e che rischia di essere confusa con una palla di piombo. La svolta potrebbe essere tanto dietro l’angolo quanto lontanissima.

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