Prologo: San Siro, 14 febbraio 2026
La chiamano “Marottaleague”. E sabato scorso abbiamo capito perché.
Bastoni simula un fallo di Kalulu che non esiste. L’arbitro La Penna estrae il secondo giallo – dopo un primo altrettanto inventato – e manda la Juve in dieci. Bastoni esulta alle spalle del francese espulso. Il VAR “non può intervenire” per regolamento. L’Inter vince 3-2 al 90′.
Chiellini urla nel tunnel: “Non esiste una cosa del genere”. Comolli viene trattenuto a forza da Spalletti. La Penna viene fermato per un turno.
E il mondo del calcio italiano, ancora una volta, si chiede: ma come fanno?
Come fanno, da un secolo esatto, a uscire sempre puliti da tutto? A trasformare le sconfitte in vittorie a tavolino, le prescrizioni in assoluzioni, i debiti in scudetti, le simulazioni in espulsioni altrui?
Forse è fortuna. Forse è abilità. Forse sono gli avvocati.
O forse è semplicemente tradizione.
Chiamatela fortuna. Chiamatela abilità. Chiamateli avvocati. Fatto sta che quando la giustizia sportiva italiana ha deciso di fare pulizia, c’è sempre stato qualcuno che ha trovato riparo sotto un ombrello molto, molto capiente.
Capitolo 1: Il Lodo Colombo (1922) – Ovvero, Come Trasformare l’Ultima in Prima
Iniziamo dall’inizio, perché le tradizioni si costruiscono nel tempo.
Stagione 1921-22: l’Inter milita nel campionato della CCI (la federazione “ribelle”) e arriva ultima nel girone con 11 punti in 22 partite, 29 gol fatti e 66 subiti. Un disastro. Il regolamento prevedeva spareggi per evitare la retrocessione.
E qui entra in scena Emilio Colombo, direttore della Gazzetta dello Sport, che con il suo provvidenziale “Compromesso” riunifica le federazioni e, guarda caso, concede all’Inter (e solo a poche altre) la possibilità di giocarsi la salvezza con uno spareggio supplementare. Il primo avversario, lo Sport Club Italia, si ritira senza giocare. Il secondo, la Libertas Firenze, viene battuto.
“Mai stati in B”, recita lo slogan. Tecnicamente vero. Ma che tempismo, quel Lodo Colombo. Che eleganza.
Capitolo 2: Il Caffè del Mago (Anni ’60) – Una Storia di Famiglia
Saltiamo agli anni d’oro, quelli della Grande Inter di Helenio Herrera. Due Coppe dei Campioni, tre scudetti. Leggenda.
Ma nel 2004 un libro rompe l’omertà: “Il Terzo Incomodo”, scritto da Ferruccio Mazzola, fratello minore del grande Sandro. Racconta di pastiglie sublinguali, di caffè “corretti” che il Mago somministrava prima delle partite, di notti insonni e allucinazioni.
L’Inter querela Ferruccio per diffamazione, chiedendo milioni di danni. Nel 2011 il Tribunale di Roma respinge la querela e stabilisce che il libro racconta “fatti veri”. Nel frattempo, Sandro taglia i ponti col fratello.
Poi, nel 2015, Sandro Mazzola ammette al Corriere dello Sport: “Le cose sono vere. Cominciai ad avere fortissimi giramenti di testa… il medico disse che dovevo fermarmi sei mesi, ma Herrera non voleva.”
Il povero Ferruccio era morto due anni prima, in solitudine. Aveva ragione, ma aveva parlato troppo presto.
I giocatori della Grande Inter morti prematuramente di tumore? Armando Picchi a 36 anni, poi Giusti, Tagnin, Bicicli, Miniussi, Facchetti stesso. Coincidenze, naturalmente.
Capitolo 3: Passaportopoli (2000-2001) – L’Arte del Documento Creativo
Settembre 2000: alla frontiera polacca fermano due calciatori dell’Udinese con passaporti falsi. Scoppia Passaportopoli: sette società coinvolte, quattordici giocatori, quindici dirigenti.
Ma il caso più eclatante è quello di Alvaro Recoba. L’uruguaiano gioca per l’Inter come comunitario grazie a un passaporto italiano che si rivela completamente falso: nessun antenato italiano, documento mai emesso dalla Questura di Roma, e una patente proveniente da documenti rubati alla Motorizzazione di Latina.
Gabriele Oriali, responsabile dell’area tecnica nerazzurra, consegna personalmente il documento a Recoba. Nel 2006 entrambi patteggiano 6 mesi di reclusione per falso e ricettazione (convertiti in multa).
La sanzione sportiva all’Inter? Un’ammenda. Niente punti, niente squalifiche, niente revoca dei risultati ottenuti con Recoba in campo. Da regolamento, osservano in molti, l’Inter avrebbe dovuto perdere a tavolino tutte le partite disputate con un giocatore tesserato illegalmente.
Ma il regolamento, si sa, è una cosa. L’applicazione è un’altra.
Capitolo 4: Calciopoli (2006-2011) – La Prescrizione, Miglior Difensore Dell’Anno
2006: esplode lo scandalo Calciopoli. Retrocessioni, radiazioni, scudetti revocati. L’Italia calcistica viene rasa al suolo.
L’Inter? Esce pulita. Anzi, le viene assegnato lo scudetto 2005-2006 tolto alla Juventus. Il club finalmente può fregiarsi del titolo di “unica squadra onesta”.
Poi, nel 2010, durante il processo penale di Napoli, emergono decine di migliaia di intercettazioni mai considerate nel 2006. Telefonate tra il presidente Giacinto Facchetti e i designatori arbitrali Bergamo e Pairetto. Conversazioni in cui Facchetti chiede rassicurazioni sugli arbitri, fa pressioni per le nomine, ottiene garanzie che i direttori di gara verranno “preparati”.
Il procuratore federale Stefano Palazzi conclude le indagini nel 2011: le condotte dell’Inter erano “certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del settore arbitrale”. Contestato l’illecito sportivo a Facchetti.
La sentenza? Prescrizione.
“Se il magistrato avesse avuto quelle telefonate in tempo utile”, ammette Palazzi, “avrebbe deferito l’Inter per violazione dell’articolo 6”. Ma ormai è tardi.
Nel 2015 un tribunale di Milano, in un processo per diffamazione, assolve Moggi che aveva accusato Facchetti, stabilendo con sentenza passata in giudicato che le affermazioni di Moggi avevano “buona veridicità” e che Facchetti aveva intrattenuto rapporti “preferenziali” con gli arbitri, raggiungendo “vette non propriamente commendevoli”.
Lo scudetto 2006 resta all’Inter. La storia è scritta. Le intercettazioni dormono nei faldoni.
Capitolo 5: Lo Scudetto dei Debiti (2021) – L’Impossibile Reso Possibile
Stagione 2020-21: l’Inter di Antonio Conte vince lo scudetto. Bellissimo, meritato sul campo.
Ma fuori dal campo? Il presidente Steven Zhang è in Cina da mesi, il governo cinese ha bloccato gli investimenti esteri nel calcio, i debiti superano i 900 milioni di euro. Gli stipendi vengono pagati in ritardo, i giocatori accettano di dilazionare.
Mario Sconcerti scrive su Libero: “I tifosi hanno avuto uno scudetto meritato ma conquistato su debiti incongrui e stipendi non pagati.”
Ricordiamo cosa successe al Palermo, al Parma, a decine di club di Serie C per i medesimi problemi: penalizzazioni, esclusioni, fallimenti. Ma l’Inter vince il diciannovesimo scudetto con stipendi arretrati e Zhang irreperibile.
Subito dopo il trionfo, Conte lascia incassando 7 milioni di buonuscita. Zhang continuerà a non pagare, fino all’intervento di Oaktree. Ma quello scudetto, quello resta lì. Senza asterischi.
Conclusione: Chapeau (Per Davvero)
E allora, cari amici nerazzurri, non ve ne vogliate se ogni tanto sorridiamo quando ci fate la morale. Non è invidia – o almeno, non solo. È ammirazione.
Ammirazione per un club che dal Lodo Colombo del 1922 al fondo Oaktree del 2024 ha attraversato un secolo di tempeste uscendone sempre, miracolosamente, con le scarpe asciutte. Per come la prescrizione arriva sempre puntuale. Per come i regolamenti si applicano sempre agli altri. Per come i vostri avvocati meriterebbero una statua fuori da San Siro – l’altra metà, quella vostra.
Noi altri, poveri fessi, quando combiniamo qualcosa paghiamo. Retrocediamo, ci tolgono gli scudetti, veniamo esclusi dalle coppe, falliamo.
Voi avete capito il sistema.
E in fondo, nel calcio italiano, capire il sistema è l’unico vero scudetto.
