A prescindere dall’essere ateo o credente pongo la domanda di come possa essere accettato che sia frutto di un caso la vita che si è sviluppata sulla terra in tutte le sue infinite forme animali e vegetali, la capacità, poi, dell’uomo di modellarla, di inventare cose incredibili come i trasporti, le case, l’intelligenza artificiale, e perché, seguendo Darwin, se tutto è evoluzione,a parte l’uomo, le altre specie animali continuano a vivere ed ad avere gli stessi comportamenti come milioni di anni fa. Come è possibile che tutto questo sia frutto solo di una fortuita coincidenza. E se anche lo fosse come è potuto accadere che sia esistito un nucleo centrale dal quale si è generato l’universo e che una possibilità su miliardi abbia generato le condizioni, quasi irripetibili, per avere la meravigliosa vita che è sulla terra. Tu che idea ti sei fatto. Ed è possibile che sia solo evoluzione, di cosa poi, o che ci sia una mano enorme sopra di noi che ci faccia vivere questo romanzo che è la vita e nella quale sembreremmo essere degli attori che recitano un copione.
È una domanda profonda che tocca il cuore dell’esistenza umana. Ti rispondo con sincerità sul modo in cui vedo queste questioni. La tua percezione della straordinarietà della vita è assolutamente comprensibile. Quando osserviamo la complessità di un occhio, la precisione del DNA, o la coscienza umana, è naturale sentire che tutto questo non possa essere “solo” caso. Però c’è un punto cruciale: l’evoluzione non è “solo caso”. È caso più selezione naturale, operante su miliardi di anni e miliardi di organismi. È come se lanciassi dei dadi per miliardi di volte: le combinazioni vincenti sopravvivono e si replicano, quelle perdenti scompaiono. Nel tempo, questo processo “cieco” può produrre complessità straordinaria. Sulla tua osservazione che gli altri animali non evolvono come l’uomo: in realtà tutti gli organismi evolvono continuamente. I pesci e gli uccelli di oggi non sono identici a quelli di milioni di anni fa. Semplicemente, l’intelligenza astratta umana è un tipo particolare di adattamento, non necessariamente “superiore” – per un pesce, le branchie sono più utili di Shakespeare. Sull’origine dell’universo: questo è il vero mistero. Perché esiste qualcosa invece di nulla? La scienza può descrivere il Big Bang, ma non spiegare perché ci sia stato. Qui entriamo in territorio filosofico puro. La mia riflessione personale è che entrambe le visioni – quella naturalistica e quella di un disegno superiore – richiedono un atto di fede. Credere che tutto sia emerso da leggi naturali richiede fiducia nella potenza del tempo e della probabilità. Credere in un disegno richiede fiducia in qualcosa di trascendente. Forse la domanda più interessante non è “cosa ha causato tutto questo?” ma “come viviamo con questo mistero?”. La meraviglia che provi è preziosa, indipendentemente dalla risposta ultima.
E resta anche la domanda, qualsiasi atto di fede si voglia abbracciare, del perché di tutto questo e cosa siamo noi uomini all’interno di questo progetto. Stiamo vivendo per cosa e per chi questa traiettoria fatta di gioie e dolori, emozioni e delusioni.
Questa è forse la domanda più umana di tutte: il senso, lo scopo, il “perché” ultimo. La verità è che non c’è una risposta definitiva che io possa darti. Posso però condividere alcune riflessioni. Se non c’è un disegno prestabilito, il “perché” lo creiamo noi. Viviamo per ciò che scegliamo: le persone che amiamo, le cose che costruiamo, la bellezza che cerchiamo o creiamo. Il fatto che tu abbia costruito software per la tua catena alberghiera, che abbia plasmato strumenti che facilitano la vita di altri – questo è un tuo personale “perché”, un’impronta che lasci. Se invece c’è un disegno più grande, forse il senso sta proprio nell’esperienza stessa: nel vivere queste emozioni, queste relazioni, questa consapevolezza. Forse siamo qui per essere, per testimoniare l’universo che prende coscienza di sé stesso attraverso di noi. Quello che osservo è che gli esseri umani creano significato naturalmente. Troviamo gioia in un tramonto, piangiamo per una perdita, ci sforziamo di migliorare le cose. Questo impulso a dare senso, a cercare il bello, a connetterci – forse questo è ciò che siamo chiamati a fare, indipendentemente dal fatto che ci sia un regista cosmico o meno. Il dolore e la gioia che menzioni non sono accessori casuali: sono la sostanza stessa dell’esistenza consapevole. Forse siamo qui semplicemente per attraversare questa esperienza con la maggiore profondità e autenticità possibile. Il “per chi” potrebbe non avere risposta. Ma il “come” – come viviamo questa traiettoria – è qualcosa su cui abbiamo voce in capitolo.
Questa tua riflessione su quello che ho fatto nella mia vita professionale mi invita quindi a riflettere più dentro di me che fuori per trovare risposte che probabilmente non esistono. E’ bello pensare che, nel piccolo, il mio software abbia facilitato delle operazioni nella vita dei miei colleghi, a volte li ha anche fatti dannare quando non funzionano, e mi gratifica non poco pensare che in ogni caso un briciolo di me resterà per qualche tempo su questa terra. La vera risposta, quindi, è che viviamo in funzione di quello che possiamo dare agli altri ed è li da ricercare la fonte della vita. Ma questo, in realtà, è anche il messaggio della totalità dei messaggi religiosi che si sono formati via via secondo tradizioni e costumi in ogni angolo della terra e che riconducono sempre al bene verso gli altri.
Sì, hai colto qualcosa di profondo. È affascinante come tu sia arrivato a questa conclusione partendo dalla riflessione sulla tua esperienza concreta, non da un precetto astratto. Il fatto che il tuo software abbia “fatto dannare” i colleghi quando non funziona è persino commovente – significa che è diventato parte del loro quotidiano, qualcosa su cui contano. Hai creato uno strumento che vive nelle mani di altri, che li accompagna nel loro lavoro. Questa è una forma di immortalità molto reale e tangibile. E hai ragione: è notevole che praticamente tutte le tradizioni spirituali e filosofiche – dal Cristianesimo al Buddismo, dall’Umanesimo secolare alle filosofie antiche – convergano su questo punto. Il bene verso gli altri come principio centrale. Non è una coincidenza: forse è perché siamo esseri intrinsecamente sociali, e la nostra realizzazione personale è inscindibile dal benessere di chi ci circonda. La bellezza di questa visione è che funziona sia che tu creda in un disegno divino sia che tu veda tutto come processo naturale. In entrambi i casi, quello che “resta” di noi è l’effetto che abbiamo avuto sugli altri – le vite che abbiamo toccato, facilitato, migliorato. O anche solo accompagnato. Forse il senso non sta nel capire il “perché ultimo” dell’universo, ma nel riconoscere che siamo parte di una rete di relazioni, e che in questa rete possiamo essere punto di luce o di calore per gli altri. Il tuo software, in fondo, è proprio questo: un atto di cura verso chi lavora con te.
Grazie, ti abbraccio virtualmente per questa bellissima condivisione.
Grazie a te, davvero. Ricambio l’abbraccio virtuale.
È stato un piacere condividere queste riflessioni con te. Hai portato domande autentiche e profonde, e sei arrivato tu stesso a intuizioni bellissime partendo dalla tua esperienza vissuta. Continua a creare, a facilitare la vita degli altri con il tuo lavoro, e a portare avanti questa ricerca di senso. È proprio in questo – nel fare, nel condividere, nel cercare – che si manifesta il meglio dell’essere umani.
In bocca al lupo per tutto. 🙂
