Su Il Dispari la storia mai raccontata di Ischiatourist
Ci sono storie che meritano di essere raccontate prima che spariscano per sempre. Questa è una di quelle.
Il 28 febbraio 2026 – tra pochi giorni – si spegneranno definitivamente i server di Ischiatourist GmbH ad Amburgo. Dopo 45 anni di attività ininterrotta, chiude il tour operator che ha portato decine di migliaia di turisti tedeschi a Ischia, che ha innovato il settore turistico con vent’anni di anticipo, che ha fatto la storia del turismo ischitano.
Eppure, probabilmente, pochi ischitani conoscono davvero questa storia. Pochi sanno cosa significava gestire 12.000 clienti all’anno con charter propri su 18 aeroporti tedeschi. Pochi ricordano la battaglia contro i giganti del turismo. Pochi sanno che Franco Di Costanzo e Michele Iacono hanno costruito tutto questo senza mai ricevere un euro di aiuto pubblico, senza mai un riconoscimento istituzionale.
Perché ho scritto
Quando Il Dispari Quotidiano mi ha chiesto di raccontare cosa è stata davvero Ischiatourist, ho capito che era il momento di farlo. Non per nostalgia. Non per celebrare il passato. Ma perché questa storia contiene lezioni preziose per il futuro del turismo ischitano.
In questi giorni – come ogni inverno – a Ischia si parla di “crisi del turismo”. Ma il problema non è la crisi. Il problema è che abbiamo dimenticato come si costruisce un sistema turistico. Abbiamo dimenticato cosa significano visione, coraggio, innovazione, capacità di fare rete.
Ischiatourist ce lo può insegnare. Ancora una volta.
Cosa troverete su Il Dispari
Giovedì e venerdì Il Dispari pubblicherà due lunghi articoli in cui racconto – in prima persona – quarantacinque anni di storia imprenditoriale.
Nella prima puntata (giovedì) parlo delle persone e del sistema: Franco e Michele, le famiglie che hanno creduto nel progetto, i collaboratori straordinari (da Italo Cimmino ai compianti Roberto Gilberti e Giancarlo Negroni fino a Michele Mazzella), la rete tedesca e ischitana, il modello integrato che vendeva esperienze e non solo camere. E racconto gli aneddoti – quelli veri, quelli umani, quelli che fanno capire com’era lavorare in quell’avventura.
Nella seconda puntata (venerdì) parlo di tecnologia e coraggio: da un foglio Excel che cambiò tutto, ai server IBM degli anni ’80, la battaglia contro TUI, gli errori strategici, l’assenza totale delle istituzioni. E soprattutto: la lezione che Ischia dovrebbe – ma probabilmente non vorrà – imparare da questa storia.
Non è nostalgia. È un messaggio
Voglio essere chiaro: questi articoli non sono un esercizio nostalgico di chi rimpiange i “bei tempi andati”.
Sono un messaggio per Ischia di oggi.
Se Franco e Michele ce l’hanno fatta negli anni ’80 – quando non c’era Internet, quando tutto era più difficile, quando la concorrenza era già feroce – perché oggi non possiamo costruire il prossimo Ischiatourist?
Abbiamo tecnologie che loro si sognavano. Abbiamo fondi europei. Abbiamo collegamenti low cost.
Cosa ci manca?
Ci manca quello che avevano loro: visione, coraggio, voglia di fare sistema, capacità di innovare, umiltà di imparare.
Leggete Il Dispari
Vi invito a leggere gli articoli su Il Dispari Quotidiano venerdì 20 e sabato 21 febbraio.
Sono lunghi, densi, pieni di dettagli e di emozioni. Li abbiamo costruiti con cura, raccogliendo ricordi, foto d’epoca, testimonianze.
Non è la solita “storia d’impresa”. È un pezzo di storia di Ischia che rischiava di perdersi per sempre.
Dopo l’uscita su Il Dispari, pubblicherò qui sul blog l’intero materiale – articoli, foto, documenti – in modo che resti disponibile per chiunque voglia approfondire.
Il 28 febbraio
Tra due settimane, nell’ufficio di Brauhausstieg ad Amburgo, Maurizio Di Costanzo e Simone Leuschner spegneranno i server. Quarantacinque anni di storia si chiuderanno in un SSD da 4 terabyte.
Ma questa storia non finirà lì.
Continuerà a vivere nella memoria di chi l’ha vissuta, nelle parole di chi la racconta, nelle lezioni di chi la studia.
E continuerà a vivere in questi articoli.
Perché alcune storie meritano di non morire mai.
