Marriott sbarca a Ischia: cosa significa per la nostra isola

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C’è una notizia che nelle ultime ore sta circolando tra gli addetti ai lavori del turismo isolano, e che merita ben più di una menzione distratta sui social: Marriott International, il più grande gruppo alberghiero al mondo, ha scelto Ischia. La storica Bagattella di Forio, dopo un lungo periodo di contenziosi giudiziari e gestioni provvisorie, riaprirà i battenti sotto il brand del colosso americano, con oltre 8.700 strutture in 140 Paesi del mondo. Non è un dettaglio da poco. È un segnale che vale la pena analizzare con attenzione, perché gli effetti — se sappiamo coglierli — potrebbero toccare ogni angolo della vita economica e sociale dell’isola.


Una vetrina da 200 milioni di occhi

Il primo e più immediato beneficio è quello pubblicitario, e la sua portata è difficile da immaginare se non si conosce il sistema Marriott. Il programma fedeltà del gruppo, Marriott Bonvoy, conta oltre 200 milioni di iscritti nel mondo. Sono viaggiatori abituali, spesso con reddito medio-alto, che quando pianificano una vacanza partono dalle strutture del circuito che conoscono e di cui si fidano. Da domani, uno di quei punti sulla mappa sarà la Baia di San Francesco a Forio.

Questo significa che Ischia entrerà organicamente nei motori di ricerca, nelle newsletter, nelle campagne digitali e nelle app di prenotazione di uno dei brand più riconoscibili al mondo. Turisti americani, nordeuropei, mediorientali e asiatici che difficilmente avrebbero mai cercato “Ischia” su Google potrebbero trovarsi a scoprire l’isola attraverso il portale Marriott. Vale come milioni di euro di pubblicità internazionale. Gratuita.


L’effetto traino sull’economia locale

L’impatto economico non si esaurisce nei ricavi diretti della struttura. Il turista che arriva attraverso i circuiti internazionali di un brand di lusso porta con sé una capacità di spesa superiore alla media: cena fuori tutte le sere, affitta uno scooter, prenota un’escursione ai Giardini Poseidon, compra artigianato locale. Ogni euro speso in hotel ne genera altri nell’indotto — ristoranti, taxi, guide, fornitori alimentari, lavanderie, manutenzione.

Ma c’è un secondo effetto, meno visibile ma forse più importante nel lungo periodo: l’arrivo di Marriott alza il valore percepito dell’intera destinazione. Quando un player globale di questo calibro scommette su una destinazione, manda un messaggio preciso ad altri investitori internazionali: qui vale la pena mettere capitali. Potrebbe essere l’inizio di un ciclo virtuoso che porta nuove strutture di qualità, nuovi servizi, nuova competizione al rialzo sull’offerta turistica dell’isola.

C’è poi il tema della destagionalizzazione, una delle sfide storiche di Ischia. I grandi gruppi alberghieri internazionali lavorano su segmenti che l’hotellerie locale ha quasi sempre ignorato: i viaggi d’affari, i congressi, l’incentive travel, i pacchetti benessere fuori stagione. Una struttura Marriott aperta ad aprile e novembre — mesi in cui molti hotel isolani abbassano le serrande — potrebbe contribuire ad allungare la stagione turistica in modo strutturale.


Il lavoro: un’opportunità da non sprecare

Sul fronte occupazionale la notizia è buona, ma va letta con onestà. Marriott non assumerà chiunque: i suoi standard di selezione e formazione sono esigenti e codificati a livello globale. Un revenue manager, un front office manager, un addetto alla spa in una struttura del circuito Marriott deve rispettare protocolli internazionali precisi, parlare almeno l’inglese e spesso altre lingue, e offrire un livello di servizio a cui non sempre siamo abituati.

Questo può sembrare un ostacolo, ma è in realtà un’opportunità straordinaria. Il personale formato da Marriott acquisisce competenze spendibili in tutto il mondo. I giovani isolani che entreranno in quel percorso formativo usciranno con un curriculum che apre porte in qualsiasi destinazione turistica del pianeta — e, cosa ancora più importante, potranno trasferire quella cultura del servizio nelle altre strutture dell’isola, elevando il livello complessivo dell’ospitalità isolana.

L’indotto occupazionale, poi, tocca anche chi non lavorerà direttamente in hotel: cuochi, fornitori locali di prodotti freschi, artigiani, trasportatori. Una struttura di quel livello richiede qualità e continuità nelle forniture — un incentivo concreto per i produttori locali ad alzare gli standard.


Una condizione necessaria: Ischia deve fare la sua parte

Sarebbe sbagliato chiudere questo articolo senza una nota di realismo. Perché l’investimento di Marriott produca il massimo impatto sistemico sull’isola, non basta aspettare che l’hotel apra i battenti. Ischia deve essere pronta a ricevere quel turista internazionale che arriverà: infrastrutture adeguate, un porto efficiente, strade percorribili, un’offerta commerciale e ristorativi di qualità, e soprattutto una governance del territorio che tuteli il paesaggio e l’ambiente che rendono quest’isola unica al mondo.

Il rischio opposto — che l’hotel lavori come un’isola nell’isola, con ricadute limitate sul territorio circostante — è reale se non ci si attrezza per intercettare quel flusso. Viviamo tempi non semplici per il turismo isolano: il post-sisma, le incertezze normative, la concorrenza di altre destinazioni mediterranee. In questo contesto, la scelta di Marriott International di scommettere su Ischia non è solo una buona notizia — è un segnale forte che la nostra isola, nonostante tutto, resta una destinazione capace di attrarre i grandi player globali. Sta a noi non sprecare questa occasione, come troppo accaduto in passato.

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