ISCHIATOURIST E IL FUTURO DEL TURISMO ISCHITANO

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Il dibattito sterile e la memoria corta
Di questi giorni gli interventi sui giornali ed i meritori approfondimenti televisivi, con lo stesso
ritornello: “crisi del turismo”, “l’isola non funziona più”, “i numeri calano.
Ma il problema non è la “crisi”. Il problema è che non capiamo cosa è cambiato. E soprattutto,
abbiamo dimenticato come si costruisce un sistema turistico.
Non è crisi. È trasformazione che non abbiamo capito come governare
Non c’è una “crisi del turismo”. C’è una trasformazione del mercato che non sappiamo
intercettare:
IL MERCATO È CAMBIATO:
 I charter sono morti → I low cost hanno vinto
 Le agenzie fisiche sono morte → Booking.com e Airbnb e le OTA hanno vinto
 I pacchetti lunghi sono morti → I weekend mordi-e-fuggi hanno vinto
 La fidelizzazione generazionale è morta → La ricerca di “esperienze nuove” ha vinto
MA ISCHIA È RIMASTA FERMA:
 Pensiamo ancora al turista tedesco che sta 2 settimane → Ma quello è finito con
Ischiatourist
 Pensiamo ancora al termalismo → Ma i giovani non vengono per le terme
 Pensiamo ancora alla “stagione” → Ma il mondo viaggia tutto l’anno
 Pensiamo ancora di poter vivere di rendita → Ma la concorrenza è globale
La concorrenza che non vediamo
Località turistiche aumentate a dismisura, navi da crociera, nuovi modelli.
Ma il vero problema, secondo me, è che non studiamo la concorrenza.
Cosa fanno le Baleari che noi non facciamo?
 Marketing digitale aggressivo
 Destagionalizzazione vera (non a parole)

 Targeting su segmenti specifici (non “tutti”)
 Infrastrutture moderne
 Eventi tutto l’anno
Cosa fa la Croazia che noi non facciamo?
 Prezzi competitivi
 Servizi efficienti
 Digitalizzazione totale
 Accoglienza in 5 lingue
 Collegamenti aerei low cost diretti
Cosa fanno le Maldive (sì, competiamo anche con loro)?
 Segmentazione netta: luxury o economy, non “più o meno”
 Esperienze immersive uniche
 Marketing emozionale potentissimo
 Brand identity fortissima
Ischia cosa fa? “Abbiamo le terme, il Castello Aragonese, i parchi, la cucina, la collina.”.
Sono cose straordinarie, bellissime ed uniche. Ma non bastano.
I modelli possibili per Ischia
“un modello di grandi numeri che non può essere solo élite o solo massa”.
Bisogna, secondo me, segmentare i modelli:
MODELLO 1 – LUXURY WELLNESS (10-15% del mercato)
 Target: Over 50, alto reddito, Europa centro-nord, USA
 Offerta: Spa di lusso, cure termali certificate, cucina gourmet, esperienze esclusive
 Stagione: Tutto l’anno (soprattutto bassa stagione)
 Prezzo: Alto, molto alto
 Competitor: Abano, Baden-Baden, Vichy
 Cosa serve: Certificazioni internazionali, marketing luxury, servizi 5 stelle reali (non 5 stelle
sulla carta)
MODELLO 2 – ACTIVE TOURISM (20-25% del mercato)
 Target: 25-45 anni, medio-alto reddito, amanti sport e natura
 Offerta: Trekking Epomeo, bike, yoga retreat, wine tour

 Stagione: Primavera e autunno (destagionalizzazione vera)
 Prezzo: Medio-alto
 Competitor: Sardegna, Corsica, isole greche
 Cosa serve: Sentieri certificati, guide multilingua, eventi sportivi, comunicazione digital
MODELLO 3 – CULTURA & STORIA (15-20% del mercato)
 Target: Over 40, culturalmente curiosi, Italia ed estero
 Offerta: Castello Aragonese, archeologia, storia greca e romana, eventi culturali
 Stagione: Tutto l’anno
 Prezzo: Medio
 Competitor: Pompei, Sicilia
 Cosa serve: Museo archeologico vero, eventi culturali di qualità, storytelling professionale
MODELLO 4 – LEISURE CLASSICO (50-60% del mercato)
 Target: Famiglie, coppie, 30-60 anni, medio reddito
 Offerta: Mare, relax, buon cibo, terme accessibili
 Stagione: Estate
 Prezzo: Medio-basso
 Competitor: Tutte le isole mediterranee
 Cosa serve: Qualità/prezzo competitiva, servizi efficienti, pulizia, accoglienza
Il problema attuale: Ischia fa tutto e niente. Non ha brand identity chiara. Non ha
posizionamento definito. Non ha target specifici.
Cosa manca oggi (e che Ischiatourist aveva)

  1. VISIONE SISTEMICA Ischiatourist aveva costruito un sistema: voli, transfer, hotel, bus,
    escursioni, ristoranti. Tutto integrato. Oggi: ognuno per sé. Zero coordinamento. Zero sistema.
  2. PROATTIVITÀ COMMERCIALE Franco e Michele andavano in Germania, alle fiere, facevano
    accordi, costruivano reti. Oggi: aspettiamo che Booking.com ci mandi i clienti, e non possiamo
    farne a meno, anzi sia benedetto insieme ad AirBnb e tutte le altre OTA che in ogni caso ci stanno
    facendo lavorare non poco. Ci mangia il 15-20% di commissione e se dovesse intrappolarci, come
    all’epoca stava per fare la TUI, ne rimarremmo strangolati.
  3. INNOVAZIONE Ischiatourist era sempre avanti: tecnologia, servizi, logistica. Oggi: molti hotel
    non hanno nemmeno un sito web decente. Molti non rispondono alle mail in inglese.
  4. INVESTIMENTO Franco e Michele reinvestivano sempre: server, nave, rete commerciale,
    formazione. Oggi: si taglia, si risparmia, si sopravvive.
  5. COMPETENZA Italo Cimmino, Roberto Gilberti, Giancarlo Negroni, Michele Mazzella:
    professionisti veri. Oggi: quanti albergatori hanno competenze di revenue management? Di digital
    marketing? Di yield management?
    Le domande scomode
    Quanti di noi ischitani parlano fluentemente inglese? (Non “me la cavo”, parlo di fluente)
    Quanti di noi in hotel hanno un vero sistema di CRM per fidelizzare i clienti?
    Quanti di noi fanno email marketing professionale?
    Quanti di noi hanno un sito ottimizzato per mobile e per i motori di ricerca?
    Quanti di noi sono su TripAdvisor con recensioni curate e risposte professionali?
    Quanti di noi hanno una strategia social seria (non “il nipote che posta le foto”)?
    Quanti di noi misurano il customer satisfaction in modo scientifico?
    Quanti di noi fanno formazione continua al personale?
    Quanti di noi reinvestono almeno il 10% del fatturato in innovazione?
    Se le risposte sono “pochi”, allora il problema non è la “crisi”. È che sia
    mo rimasti indietro.
    E’ chiaro che il dibattito di questi giorni sulle tasse e sulla imposizione fiscale, sia locale che
    nazionale, che stanno man mano erodendo ogni risorsa per gli investimenti è verissima e corretta.
    Critiche e spunti non sono ai colleghi del settore ma a tutti noi ischitani nessuno escluso per le
    proprie sfere di competenze.
    Cosa dovrebbe fare Ischia (secondo me)
    LIVELLO 1 – IMMEDIATO
  6. Consorzio digitale obbligatorio: Tutti gli operatori devono entrare in un’unica piattaforma
    di prenotazione integrata (stile Ischiatourist 2.0). Chi non entra, resta fuori dal sistema.
  7. Formazione massiccia: Corsi obbligatori di inglese, digital marketing, customer service
    per tutti gli operatori. Finanziati con fondi europei che ci sono e non usiamo.
  8. Brand identity chiara: Ischia è cosa? Decidiamolo. E comunichiamolo in modo coerente
    ovunque.
    LIVELLO 2 – BREVE TERMINE
  9. Collegamenti low cost diretti: Accordi con Ryanair, EasyJet, Wizz Air per voli diretti su
    Napoli da 20-30 città europee con Ischia come meta finale. Sovvenzioni pubbliche se serve
    (come fanno tutti).
  10. Sistema integrato transfer: Ricreare quello che faceva Ischiatourist: da aeroporto a hotel
    senza pensieri. App, prenotazione online, navette coordinate.
  11. Eventi destagionalizzanti veri: Non “la sagra”, ma eventi internazionali: Festival di
    cinema, Marathon, Jazz Festival, Food Week di livello europeo. Con budget vero.

LIVELLO 3 – MEDIO TERMINE

  1. Certificazioni internazionali: Terme certificate a livello europeo. Hotel con standard
    verificati. Qualità misurabile e certificata.
  2. Infrastrutture: Porto turistico moderno. Parcheggi. Mobilità sostenibile. Raccolta
    differenziata che funzioni (sì, i turisti guardano anche questo).
  3. Museo archeologico di livello: La Coppa di Nestore merita un museo vero, non una
    stanzetta. Potrebbe essere un’attrazione, lei da sola, da migliaia di visitatori/anno.
    LIVELLO 4 – LUNGO TERMINE
  4. Riposizionamento totale: Ischia come destinazione wellness & active tourism di livello
    europeo. Marketing aggressivo in Germania, UK, Francia, Olanda, Scandinavia, USA.
    Ma chi deve farlo?
    E qui casca l’asino.
    Le istituzioni? In 45 anni non hanno mai fatto niente per Ischiatourist. Non hanno mai aiutato chi
    portava ricchezza al territorio.
    Gli operatori privati? Ognuno pensa al suo. Zero visione collettiva. Zero investimenti comuni.
    La risposta per me è: ENTRAMBI. INSIEME.
    Serve un Patto per il Turismo tra pubblico e privato:
     Regione mette fondi per marketing e infrastrutture
     Comuni snelliscono burocrazia e fanno programmazione seria
     Operatori privati investono in formazione, qualità, innovazione
     Si crea una cabina di regia unica con poteri veri
    Serve un Ischiatourist 2.0: non un’azienda, ma un sistema che integri pubblico e privato, che
    faccia marketing territoriale, che crei pacchetti, che innovi, che vada a cercare i clienti invece di
    aspettarli.
    Il valore di questa storia
    Allora perché raccontare Ischiatourist oggi che chiude e mi si potrebbe chiedere, anche
    lecitamente beninteso, da quale cattedra io possa dare suggerimenti a fronte di una azienda, nella
    quale mi sono immedesimato per oltre 35 anni, che chiude i battenti?
    Non per nostalgia. Non per dire “quanto eravamo bravi”. Non per lamentarsi.
    Ma per dimostrare che SI PUÒ FARE.
    Franco Di Costanzo e Michele Iacono , due ragazzi ischitani, senza aiuti pubblici, senza fondi europei, senza startup innovative, hanno costruito un sistema che ha portato decine di migliaia di turisti a Ischia per 40 anni.
    Con visione. Con lavoro. Con innovazione. Con coraggio.
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