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Cosa ne è ad Ischia della estorsione chiamata Tassa di Soggiorno?

E’ del 14 agosto, data la festività ferragostana, il versamento da parte delle aziende alberghiere ischitane, della terza mensilità della Tassa di Soggiorno.

Una gabella che operatori del settore e turisti hanno mal digerito. Istituita dalla tanto lungimirante quanto tempestiva amministrazione Ferrandino nel comune di Ischia nel mese settembre dello scorso anno ha trovato validi imitatori negli amministratori dei comuni di Casamicciola e Forio quest’anno.

E’ importante fare un rapido excursus su cosa sia realmente questo balzello.

La Tassa di Soggiorno per la prima volta venne introdotta «per grazia di Dio e per volontà della nazione» da Vittorio Emanuele III: era il 1910 e si applicava nelle sole località di cura termale.

Nel 1938 il Re la estese a tutti i comuni a vocazione turistica. E come tale rimase in vigore fino al 1989 quando venne abolita: così com’era era largamente evasa.  Stefano Landi, ex Capo del dipartimento turismo della Presidenza del Consiglio spiega che “di fatto serviva a tenere  in piedi enti turistici locali senza qualità”. Meritoriamente abolita nel 1989, non ha però determinato la chiusura dei parassitari ed improduttivi enti turistici che tuttora continuano ad elargire stipendi e prebende a fannulloni diretta protesi della clientela politica.

Così come è stata concepita la tassa di soggiorno ha un che di gabella medievale. La legge prevede che ogni amministrazione abbia, oltre alla facoltà di istituirla, anche libera scelta nel definire l’ammontare e la durata di pagamento. La nostra non si è fatta sfuggire l’occasione. Al di la della inopportuna imposizione, la legge di fatto prevede che la tassa di soggiorno sia una tassa di scopo. Tesa cioè a valorizzare l’immagine della località che ne esige il pagamento.

E’ di questi giorni la protesta, giustissima, che porterà al probabile annullamento della sfilata in costume di Sant’Alessandro. Il comitato organizzatore reclama insoluti e soprattutto non vede coperture finanziarie per lo svolgimento della manifestazione.

E’ tanto incredibile quanto irritante notare proprio come nell’anno della reintroduzione della Tassa di Soggiorno i due eventi clou rimasti nel cartellone del comune di Ischia, Festa di Sant’Anna e sfilata di Sant’Alessandro, siano stati raffazzonati alla men peggio, e non certo per merito della latitante, aggettivo non usato a caso, “amministrazione” il primo e addirittura annullato il secondo.

Mi consta che l’azienda per la quale lavoro, da sola, ha versato nel primo trimestre maggio/giugno/luglio una cifra che da sola avrebbe finanziato 5 volte la sfilata.

Da semplicissimi conteggi il lettore può ben immaginare di quale cifra parliamo e soprattutto, se rapportato all’intero totale presenze del Comune di Ischia, quale introito ha a disposizione ogni mese la nostra amministrazione.

Immaginare, purtroppo. Solo immaginare.

Perchè nella logica della “trasparenza” che contraddistingue la sciagura della amministrazione Ferrandino nessun dato viene pubblicato e reso noto alla collettività.

Non parlo di divulgare i dati della singola azienda ma ad esempio il maturato e l’incassato mensile diviso ad esempio per categorie alberghiere. Due stelle, tre stelle e via dicendo.

La procedura attraverso la quale le azienda comunicano i dati e gli estremi del versamento dovrebbe consentire facilmente la divulgazione dei dati.

Ma soprattutto sarebbe gradita, oltre che DOVUTA, una rendicontazione dettagliata di come vengono reinvestite le somme incassate.

Perchè se è vero come è vero che la Legge prevede che i balzelli prelevati dalla tasche dei cittadini  siano spesi per “valorizzare immagine della località che ne chiede il pagamento”, ci si chiede in quale diamine di meandro comunicativo siano stati spesi i soldi incassati visto nessuno di noi dal più distratto al più attento isolano si è accorto in questi mesi  di una benchè minima strategia comunicativa tesa a pubblicizzare la nostra località.

Nel contempo gli eventi che qualificano un cartellone oramai ridotto ai minimi termini fatto e riempito di contenuti della tradizione ischitana, e non certo di nuove idee partorite della sciatta nostra amministrazione, vivono il momento di massima crisi organizzativa e finanziaria.

E’ evidente che per una località come Ischia comunicazione, immagine ed eventi fanno tutti parte di un pacchetto che costituisce una offerta turistica. Ed in tal senso la gestione ed il finanziamento degli eventi sarebbe stata tanto ovvia quanto opportuna venisse effettuata attraverso la corresponsione della Tassa di Soggiorno. Tanto più che l’attuale amministrazione, sensibile come poche nel distribuire poltrone, ha inteso istituire una carica ad hoc inserendo nel proprio organigramma la figura del Responsabile dei Grandi Eventi.

Le “physique du rôlenon manca all’incaricato, quantunque sia più grosso che grande.

Quando il balzello fu reintrodotto l’Assessore Iannotta spiegò, in una riunione cognitiva,  che la tassa poteva servire non necessariamente alla funzione per la quale il legiferante ne aveva prevista la reintroduzione, ma che comunque l’amministrazione ne avrebbe tenuto conto nel rimodulare le verso il basso le percentuali per il calcolo dell’ IMU e soprattutto con un significativo abbassamento della TARSU. E’ sotto gli occhi di tutti come questo non sia avvenuto mentre in compenso la qualità del servizio di Ischia Ambiente è ulteriormente scaduto a livelli infimi.

Un componente l’attuale maggioranza mi ha spiegato che i vincoli di legge determinano una difficoltà ad operare con dinamismo nelle maglie della gestione della finanza pubblica in quanto le poste in bilancio devono avere copertura e soprattutto non possono essere stornate e destinate a scopi diversi da quelli per cui sono stati erogati dalla amministrazione centrale dello Stato.

E’ divertente la cosa.

Perchè nel mentre la legge verrebbe, secondo l’esimio, ottemperata con tanta precisione per le erogazioni che arrivano da Roma la stessa viene totalmente disattesa per i balzelli estorti localmente.

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