La Pervicacia dell’AD del Milan

Amministratore delegato dell' A.C. Milan
Amministratore delegato dell’ A.C. Milan

 

L’AD del MIlan,  spesso ed a ragione,  cita il suo passato di dirigente industriale di primissimo piano.

E sempre lo stesso rivendica,  in relazione a tale passato, il raggiungimento di  risultati economici ed imprenditoriali di assoluto livello. Sono dati oggettivamente incontestabili se si pensa a Mediaset ed ai primi 25 anni di Milan.

Ma il mondo dell’impresa ha ovunque regole ferree  e semplici. Quando non si hanno utili e si accumulano perdite rilevantissime si cambia il management prima che l’impresa fallisca.

La paradossale situazione del Milan oggi é l’esatto contrario dei propositi e delle regole che il Sig.  Galliani dice di darsi e di perseguire. E si smentisce anche la favola di un Berlusconi disimpegnato economicamente nel finanziamento della sua squadra.

Il bilancio del 2014 parla di 234 milioni di ricavi con una perdita di 92 milioni di euro cui la proprietà dovrà ancora una volta far fronte.

Il costo degli ingaggi dei calciatori,  se vogliamo considerarli tali,  ammonta a 140 milioni di euro.

Queste cifre non dicono di un ridimensionamento economico del Milan quanto piuttosto di un inverecondo sciupio.  E non aggiungo altro perché se é vero che a pensar male si fa peccato é anche vero che spesso ci si azzecca.

I risultati sportivi,  quelli progettuali e quelli organizzativi sono tanto deprimenti che neppure lo stesso AD ha la forza di contestarli o di motivarli pubblicamente perdurando da mesi la sua assenza sui media.

Il ranking UEFA , spesso sbandierato per parare eventuali critiche, pone il Milan al 22mo posto in Europa.

Ma Milan è tra i primi 10 per ricavi consolidati.

E se a questi aggiungiamo I 92 milioni di perdita accumulati si raggiunge la cifra monstre  di 326 milioni di euro di costo di gestione annuale.

Ora non chiedere di conto, da parte della proprietà,  all’AD del perché a fronte di un costo in Europa più  basso solo di Real, Barcellona, PSG, Bayen e dei clubs di Manchester  si viaggi a oltre 30 punti in classifica dalla prima e intorno al decimo posto di un campionato, quello italiano, mai tanto mediocre, è francamente incomprensibile.

Forse la verità sta nel mezzo. La proprietà non ha voglia di esplorare nuovi sentieri, sazia  di vittorie a ripetizione nei lustri passati, il management ha perso mordente, smalto e adeguamento alle nuove logiche ed ai nuovi padroni del calcio mondiale.

Di certo quello che il Milan ha, con una nonchalance inaudita, depauperato è, oltre alle ingentissime risorse, quello spirito di corpo, quel senso di appartenenza, quel senso del dovere, quell’attaccamento alla maglia e quello stile che non si comperano al calciomercato ma che fanno la differenza tra tradizione e quotidianità.

Essersi privati di tutte le bandiere che potevano trasmettere quello spirito continuandolo a  perpetrare è stato delittuoso tanto quanto aver avuto il coraggio di far indossare la maglia del Milan a Muntari, Essien, Armero, Traorè, Taiwo, Constant ed altra gente di tale risma, oltretutto pagando loro ingaggi che hanno dell’incredibile al sol pensarci.

Anche la Ferrari, dopo un trentennio e senza disconoscerne le capacità, ha dato il benservito a Montezemolo. Non perché questi si fosse improvvisamente inciucchito, ma perché viene sempre e  per tutti il momento di dare spazio ad altri con idee e motivazioni diverse battendo nuove strade.

Allora pare addirittura sospetta la pervicacia con la quale un quasi settantenne, cui nessuno disconosce bravura manageriale per il passato e capacità di intrecciare relazioni ottime con tutti i più grandi clubs e dirigenti del mondo,  non voglia abbandonare il ponte di comando di fronte a risultati indegni sotto ogni punto di vista.

Oggi come oggi non voler vedere che il Milan è la squadra che meno emoziona e suggestiona i suoi stessi tifosi nell’intero panorama del calcio nazionale è veramente grave e delittuoso per quelle che dovrebbero essere le prospettive future del Milan, se mai ce ne saranno.

Ed alla proprietà, cui anche nella circostanza non può non andare il solito ringraziamento per questi fantastici 30 anni, si chiede di fare in frettissima a voltare pagina.

Non vorremmo che Silvio Berlusconi fosse il Presidente che ha preso il Milan nelle aule del Tribunale e lì stia per riportarlo.